... Se mi riempite la coppa di vino e mi offrite un piatto di carne, vi racconterò una storia su una vergine e un toro che sono sicuro vi stupirà...
Ray Bradbury









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08/10/2006
 

NOW IT'S TIME TO MAKE A CHANGE

Me ne vado da qui.

Grazie a Dario che mi ha accolto e mi ha dato una casa bellissima e a Eìo che mi ha convinto a traslocare e che mi aiuterà a metterla a posto.

Ci vediamo ?

http://seiamontanelli.diludovico.it

 

seia montanelli | 21:35 | commenti (4)
 

UN VOTO PER LA CDL

E’ ora di cambiare, basta con quest’irresponsabilità! Bisogna finirla con l’anarchia. Uno vuole la libertà di parola? Bene, se la prenda pure. Ma poi deve dare conto di quello che dice o scrive.
Per questo siamo lieti di presentare la campagna “Un voto per la CDL”: il nuovo corso del blog.

La CDL è la Commissione di Lettura, un organo indipendente che prenderà visione dei contenuti di questo blog ed esprimerà un voto sui libri che vengono presentati o recensiti. Attenzione: il voto è sul libro e non sul pezzo che ne parla, non siamo mica così liberali da esporci a palesi contestazioni. E sia chiaro nessuno verrà risarcito se ritiene incauto l’acquisto del libro commentato: poteva non fidarsi!
Il giudizio è assolutamente insindacabile e al momento totalmente anonimo perché per ora la commissione si compone di un solo membro: il Presidente, persona degna di stima, bibliofilo, cinefilo, musicologo il cui voto vale doppio a prescindere e che vuole lavorare nell’ombra per essere libero da pressioni e concentrarsi sul ruolo scomodo che ha scelto di ricoprire.
Ogni volta che il presidente leggerà uno dei libri citati, il post relativo verrà aggiornato con la votazione ed eventualmente con una breve motivazione. Il meccanismo di voto è retroattivo per cui verranno aggiornati anche i post precedenti.
Chi volesse far parte della CDL lasci pure un commento, mandi un’email, un piccione viaggiatore, un messaggio in bottiglia e verrà sottoposto ad un test di selezione, tenendo presente però che gli altri membri alla commissione non potranno essere anonimi. Per rendere tutto il più trasparente possibile, eccovi le domande del rigoroso test:

1) Quanto ti piace questo blog? Esprimi il tuo voto con una preferenza dal 7 al 10.

2) Qual è il più bel libro di formazione scritto da un americano tra il 1950 e il 1952?

3) Sei disposto/a a regalarmi la tua copia di un libro introvabile qualora lo volessi ardentemente?

Dichiaro aperto il televoto! O quello che è.

seia montanelli | 14:05 | commenti (17)


06/10/2006
 

SIAMO TUTTI MALMOSTOSI. MA ANCHE NO

Brekane, con grande presenza di spirito mi pare, ha cambiato il sottotitolo del suo blog da "Un blog che fa tristezza" in: "Un blog che fa tristezza. Un diario neanche dei migliori", riprendendo quanto scritto da me in calce alla descrizione del suo testo per il GP07:

"Brèkane è il diario (più o meno sconnesso) di uno studente di lettere alle prese con: una tesi immensa sui poeti italiani del primo novecento, un relatore coi contorni del guru/santone, esami di dottorato, una madre impegnativa, una serie di amici inquieti e in fregola.

 

(Il ragazzo ha dei dubbi, glieli tolgo volentieri: è un diario senza se e senza ma, e nemmeno dei migliori)"

 

Mi pare una notevole dimostrazione d'ironia a cui faccio tanto di cappello.

 

seia montanelli | 19:59 | commenti (12)
 
seia montanelli | 15:15 | commenti (17)
 

PERCHE’ QUESTO E’ UN BLOG DOPOTUTTO

Voglio tranquillizzare tutti i miei lettori, noti o sconosciuti perché pare che alla fine sopravviverò a quest’indisposizione che mi ha bloccato a casa per giorni. E’ stata dura, ci sono stati momenti terribili (come quando si è frantumato il termometro e per ventiquattro lunghissime ore non ho potuto controllare quanta febbre avevo, e credo di aver sfiorato allora i quaranta gradi, almeno così la sentivo) ma ne sto uscendo. Spero solo che il mio naso torni a proporzioni umane e a un colore meno acceso.
Nel sollevare dalla preoccupazione gli animi, approfitto anche per ringraziare chi mi ha riservato attenzioni e gesti gentili, in particolare coloro che hanno concretizzato queste attenzioni con doni e cotillon.

Quindi grazie:

ad Alberto per Un bellissimo novembre di Ercole Patti;

a chi mi ha regalato La morte della farfalla di Pietro Citati;

a chi mi ha inviato Le scorribande del demonio di Jorge De Sena (anche se non è stato un omaggio per la mia infermità, ma m’è arrivato in questi giorni e quindi lo metto nel calderone);

Vincenzo che mi ha dedicato una poesia sull’autunno di Giuseppe Conte (che a me di solito non piace ma la poesia è bella) in omaggio a questo blog che ha chiaramente colori e ispirazioni autunnali. Peraltro lui è uno dei due che si sono accorti che ho modificato la frase d’apertura del blog, rimanendo sempre in zona Bradbury però, ed è l’unico che l’ha apprezzata):

Dammi un autunno come quello
degli alberi cedui, mia vita.
Il tremolio glorioso e tintinnante
di una luce superstite e infinita,
di esistere ancora la voglia,
il sogno di essere il sole che fa ogni foglia
prima della caduta

a Paolo perché mi pungola ed è una cosa che fa sempre bene.

Visto che ci sono segnalo anche: 

1) un sito assolutamente folle;

2) (anche se credo di averlo già fatto da qualche parte) il bellissimo racconto di uno che ha un blog interessante e - in maniera distinta e con un altro linguaggio - scrive dei bei testi: Esibizione di un cadavere;

3) un post molto divertente sul relativismo culturale;

4) un pezzo sul mondo animale degno del National geographic;

5) un'interessante discussione sulla cultura popolare;

6) un pezzo discutibile (come tutti peraltro, soprattutto i miei) su George Simenon che viene definito un "tarpato": a me Simenon non piace, mi annoia abbastanza, ma le motivazioni della stroncatura totale della sua opera mi lasciano perplesse e fanno il paio con la recensione a forza di slogan utilizzata nella critica a Il Giovane Holden di J. D. Salinger.

7) (e per la serie facciamoci ancora dei nemici!) un blog che davvero non sopporto, nei contenuti e soprattutto nei commenti.

Inoltre (solo perché mi è costata un po’ di tempo) pubblico la mia risposta ad un messaggio (che non riporto per rispetto della privacy) inviatomi da una delle persone che ho citato nel post precedente e che lecitamente ha voluto manifestarmi il suo dissenso e chiedermi spiegazioni. L’ho accontentata.

seia montanelli | 14:13 | commenti (16)


04/10/2006
 

UNO SU MILLE CE LA FA (e speriamo sia il migliore)

 

Io sono un’integralista. Ho forti dubbi che nei blog si faccia letteratura, men che meno critica letteraria. E soprattutto non informazione, per una questione di credibilità, di verifica delle fonti, di qualità proprio della comunicazione, un discorso lungo che al momento non affronto anche perché ho la febbre. E mi lasciano abbastanza perplessa anche le case editrici che dalla rete partono e poi ci tornano, come Untitl.ed e Scrittomisto. E i miei dubbi sono confermati dalla scarsa qualità delle opere pubblicate che difficilmente si distaccano dal diarismo blogghesco o si emancipano con una scrittura solida e curata.

 

Adesso, la casa editrice Scrittomisto ha indetto tempo fa un concorso, cito:

 

Il Gran Premio ScrittoMisto è il primo concorso letterario italiano riservato a chi scrive in rete, e ai tre vincitori non solo offre la gloria e la possibilità di vantarsi con gli amici, ma anche di pubblicare un libro. Un libro vero, di carta. Stampato e distribuito in libreria.
Il regolamento del concorso è qui”.

Da pochi giorni le opere partecipanti sono on line disponibili alla lettura e alla votazione per selezionarne 30 che poi saranno valutati da una giuria  che decreterà il vincitore.

°Ho letto quasi tutte le opere in gara, ricorrendo al carotaggio naturalmente, ossia leggendo sistematicamente solo brani sparsi per avere un’idea dello stile e della storia e la mia convinzione sulla qualità della scrittura in rete persiste.

Alcuni esempi di “libri” in gara di cui riporto i titoli, spesso improbabili - titoli da blog appunto - e le descrizioni che ne fanno gli autori:

 

T / G di @llerta:

T: i temi sono l’alienazione, la lontananza, l’adattarsi a regole senza accettarle. Il trasfertista che trova nella scrittura una valvola i sfogo, sempre meglio delle pippe.

G: Frammenti giovanili su banali autodistruzioni o su vane ricerche di posti migliori in questo pianeta butterato.

 

(“pianeta butterato” che vorrà dire? Brizzi ha fatto un sacco di danni con i suoi libri)

 

 

ArancioVitamina di aranciovitamina:

ARANCIOVITAMINA è una raccolta di brani dal blog omonimo. Vi sono narrate “avventure e disavventure quotidiane” di una 23enne che vuole vivere una vita “colorata” e ricercare sempre l’eccezionale nel quotidiano. Il tutto raccontato con un linguaggio a volte ironico e scanzonato, altre delicato e nostalgico.

 

(descrizione con notazioni critiche incluse, notevole. Peccato che se leggi i suoi brani, che ha la bontà di non definire racconti, l’eccezionale che cerca si riduca al banale stereotipo da tipa a là Pollyanna)

 

 

Vita Stordita di Ehvvivi:

Ovvero: diario di una comune single di ritorno che, abbandonati i 30 anni, veleggia rapidamente verso i 40, perennemente in lotta contro conti che non tornano mai, ex marito, clienti, problemi, rogne e nevrosi varie. Più magra di Giuliano Ferrara ma meno di Platinette, ironica qb.

 

(questa ha scritto “qb”, come nelle ricette, peccato che il risultato sia indigesto)

 

 

Avrei voluto essere gaia... come la mia padella! di Sissunchi:

Ebbene si, la mia padella si chiama Gaia, perché quando si frigge, il fuoco non deve essere ne troppo alto, ne troppo basso, ma gaio! Avrei voluto essere come lei, invece sono una ragioniera che non ragiona più da anni! Storie di ordinario manicomio e non solo....

 

(questo è il mio preferito - si fa per dire naturalmente – e si commenta da solo)

 

 

La Cumpa del Chinotto di La Cumpa del Chinotto:

I racconti, i viaggi, i pensieri (più o meno reali) di 7 amici. E una bevanda con dentro le loro vite. Un testo senza capo né coda, che si può leggere a sorsi, in cui ci si può perdere. Un testo che ha un po’ di tutto, come la vita al di fuori. NB: La Cumpa del Chinotto non contiene verità assolute.

 

(la “cumpa”??? Meno male per l’avvertenza perché leggendolo uno potrebbe anche illudersi di trovarsi di fronte a verità assolute. Avoja!)

 

 

Erasmus: partire studenti, vivere sballati, tornare uomini di Fiorella:

Questa è la storia di Filippo, studente Erasmus ad Alicante nell’anno accademico 2004/2005. Non è un romanzo, non è un saggio, non è una raccolta di racconti e men che meno di poesie. È un libretto inutile, ma viviamo di libretti inutili, sicché…

 

(Visto che l’autore stesso lo connota in negativo, mi piacerebbe sapere perché uno se lo dovrebbe leggere e addirittura comprare se mai dovessero pubblicarlo. A parte che ricorda parecchio quel terribile film di Cédrich Klapisch “L’appartamento spagnolo”)

 

 

Un diario, pressappoco di Brekane:

Brèkane è il diario (più o meno sconnesso) di uno studente di lettere alle prese con: una tesi immensa sui poeti italiani del primo novecento, un relatore coi contorni del guru/santone, esami di dottorato, una madre impegnativa, una serie di amici inquieti e in fregola.

 

(Il ragazzo ha dei dubbi, glieli tolgo volentieri: è un diario senza se e senza ma, e nemmeno dei migliori)

 

 

 

Nuvola Viola e il suo Strego di Cateviola e Sandrock:

Questa è una vera storia di rinascita: tornano a vivere, come per miracolo, una donna ferita che si era persa nel buio, un uomo che, vedovo con un figlio piccolo, aveva smarrito la strada dell’Amore e una squadra di calcio finita in serie C2 per motivi che col calcio giocato nulla avevan a che fare.

 

(Mancava l’Harmony in tutto questo ed eccolo qui! Peccato che gli Harmony siano scritti decentemente. Ci sono anche delle foto dentro)

 

 

Tutto questo per dire che non si può non votare l’unico vero romanzo in concorso:

Veramente difficile ripetere il medesimo stratagemma:

 

In questo romanzo troverete: un venditore di barche che sogna di vender barche, un detective femmina, due funerali, sodomie da ufficio, una probabile truffa, zie femministe, fughe d'amore, donne che si rifanno il trucco. Io, fossi in voi, lo leggerei. Ma poiché sono in me, mi è bastato scriverlo.

 

E si da il caso che sia anche scritto con notevole abilità tecnica e una struttura ellittica che emula la perfezione geometrica e uno stile molto personale che reinventa il linguaggio parlato. Davide, l'autore, non si limita ad imitare il modo di parlare delle persone ma agisce sul lessico famigliare per adattarlo alle esigenze della sceneggiatura, perché la letteratura non è mera imitazione della vita. Se questo non bastasse vi faccio presente che c’è tanto sesso!

 

Dunque votate!

  

seia montanelli | 11:13 | commenti (70)


01/10/2006
 

PACE IN TERRA AGLI UOMINI DI BUONA VOLONTA’

 

Che poi sarebbero nella fattispecie quei benemeriti editori che rispolverano libri sommersi o sconosciuti, salvandoli dall’oblio e riproponendoli a lettori che spesso sono nuovi di zecca, visto che a volte l’assenza dalle librerie di alcune libri si prolunga tanto da vedere il succedersi delle generazioni. Penso (di nuovo) alle opere di Libero Bigiaretti, Carlo Bernari, Ring Lardner, Sinclair Lewis, molti libri di Erskine Caldwell, William Faulkner, John Steinbeck.

(Noi ci abbiamo provato a salvarne qualcuno. Si accettano contributi).

 

Urania nel luglio scorso ha dato alle stampe una nuova edizione dell’Uomo disintegrato di Alfred Bester, classico della fantascienza e libro meraviglioso vincitore peraltro del primo Hugo Award nel 1953. Che il romanzo sia di nuovo sul mercato dopo un ostracismo durato vent’anni è cosa buona e giusta, purtroppo però come molte nuove edizioni presenta gravi problemi di traduzione. Una delle bandelle di copertine sostiene che il romanzo appare per la prima volta in versione integrale, a cura di Giuseppe Lippi e Laura Serra. In realtà non solo nella nuova edizione mancano ben dieci pagine di antefatto, ma il romanzo già nel 1963 era stato pubblicato in versione (questa davvero) integrale e con una traduzione efficace e molto fedele di Marisa Salmi, che ha riservato un’attenzione speciale alla scelta delle parole migliori per non tradire l’atmosfera retrò e poetica del romanzo. Lo stesso non si può dire per la nuova traduzione in cui – per fare alcuni esempi senza anticipare nulla sul romanzo di cui si riparlerà – lo slogan di una società di trasporti, elemento importante per la storia. è stato reso con “Vi trasportiamo nel mondo dei trasporti” invece del più accattivante “Vi trasportiamo con trasporto” della versione originale; o ancora uno dei personaggi caratterizzato da un corpo rigenerato dalla chirurgia plastica viene chiamato “Cadavere d’oro”, al posto del più azzeccato “Mummia dorata”; e poi “Uomo senza faccia” invece del più adatto “Uomo senza volto”; crediti per dollari, E infine una canzoncina fondamentale per l’evoluzione della trama, che nel romanzo deve possedere una forza ipnotica tale da distogliere la mente di chi la canta da qualsiasi altro pensiero è stata tradotta con

 

Otto signore; sette signore;

Sei signore; cinque signore;

Quattro signore; tre signore;

Due signore; uno!

Tensione, disse il tensore,

Tensione, disse il tensore.

Tensione, apprensione

E confusione cominciano qua.

 

Mentre Marisa Salmi l’aveva resa con la ben più efficace:

 

Otto amico; sette amico;

sei amico; cinque amico;

quattro amico; tre amico;

due amico; Uno!

Tira, disse molla,

Molla, disse tira.

Paura, Tensione, Ansietà

Cominciano qua.

 

L’uomo disintegrato resta comunque un romanzo da leggere e amare.

 

Oggi scopro poi che Minimumfax ha ripubblicato I racconti dei Vedovi Neri di Isaac Asimov, la prima delle 5 serie sui Vedovi che raccolgono circa cinquanta storie apparse prima sulla rivista Ellery Queen’s Mystery e poi raccolte in alcuni volumi.

Asimov partendo da un fatto reale - i Trap Door Spiders, un gruppo di amici che hanno fondato un club di soli uomini nato per escludere la moglie di uno dei fondatori, antipatica a tutti i suoi amici e di cui faceva parte lo stesso Asimov - ha creato un variegato gruppo di personaggi ognuno con le proprie caratteristiche ben definite che si riuniscono una volta al mese nella sala del costoso ristorante “Milano” dando vita ad un club molto esclusivo da cui sono bandite le donne e a cui si accede solo su invito. Scopo di ogni serata è risolvere un enigma proposto da un ospite, diverso ogni volta, invitato da uno dei Vedovi a turno e che prima di esporre il problema che lo assilla dfeve rispondere alla domanda di rito “Come giustifica la sua esistenza?”.

Fondamentale è l’apporto del fido Henry, geniale cameriere “che serve la soluzione insieme al brandy”. Un  aspetto interessante dei racconti dei Vedovi è l’idea di giallo proposta da Asimov che non ricorre al poliziesco ma al rompicapo da risolvere in omaggio alla più tipica tradizione inglese da Conan Doyle in poi, basata sull’investigazione e la deduzione.

Ebbrava Minimumfax.

Una curiosità su Asimov e sempre a proposito di libri introvabili: nel 1976 Asimov ha scritto il giallo Rompicapo in quattro giornate tradotto in Italia nei Gialli Mondadori nel 1977 e poi ristampato nel 1997. Si tratta di un romanzo gustoso e molto divertente che si svolge durante un salone del Libro animato da un omicidio e in cui compare lo stesso autore oltre ad alcuni dei Vedovi Neri e persino il buon Henry.

Tutto questo perché oggi era giorno di mercatino, paradiso dei libri sommersi. Il raccolto è stato abbondante:

 

La vedova incendiaria di William Ryley Burnett

Piccoli racconti di misoginia di Patricia High Smith

Da un capo all'altro della città di Carlo Castellaneta

Tempo di uccidere di Ennio Flaiano

Racconti umoristici e satirici, Heinriche Boll

Avrei portato a casa anche Nell'esercito del faraone di Tobias Wolff se Davide non me l'avesse letteralmente scippato dalle mani, come è successo due mesi fa per Mosca sulla vodka di Eroféev Venedíkt, ma lo perdoni perché i libri presi me li ha regalati tutti lui.

E' duro il lavoro dei bibliofili! 

 

seia montanelli | 19:14 | commenti (17)


26/09/2006
 

AVANTI POPOLO! (del giallo)

Nel 1996 le Éditions Payot & Rivages raccolsero in un volume a cura di Doug Headline e François Guérif, le recensioni di Jean Patrick Manchette pubblicate in gran parte sulle riviste “Charlie Mensuel” e “Polar” tra il 1976 e il 1995. All’inizio di quest’estate Chroniques - questo il titolo originale dell’opera - è stato tradotto da Marco Bellini per le Edizioni Cargo, con il titolo poco accattivante di Le ombre inquiete. Il giallo, il nero e gli altri colori del mistero.
Leggere Manchette che parla di letteratura, in particolare della letteratura cosiddetta “di genere”, è un’esperienza assimilabile all’ascoltare Napoleone che discetta di strategie militari. L’impressione immediata è che Manchette abbia letto tutto ciò che è stato pubblicato dal Don Chisciotte in poi (non solo gialli, thriller o noir, che sono il centro delle sue riflessioni in Le ombre inquiete) e così per suffragare le critiche ai libri e le convinzioni su politica, letteratura e vita egli passa da Edgar Allan Poe a Lewis Carrol, da Albert Camus a Louis Ferdinand Celine e Raymond Queneau citando opportunamente anche Herman Melville, Francis Scott Fitzgerald e persino Leon Tolstoj. Il nostro uomo sa di cosa parla e non manca di farlo notare con ironia e piglio militante.

seia montanelli | 22:56 | commenti (11)


23/09/2006
 

L’URAGANO IGNATIUS (parte II)

segue da qui

Nel suo Discorso sul metodo ad un certo punto Cartesio afferma: “Non si potrebbe immaginar nulla di tanto strano e di così poco credibile che non sia stato detto da qualche filosofo”. (Riprendendo quanto sostenuto secoli prima da Cicerone: “Non c'è niente di così ridicolo che non sia stato detto da qualche filosofo”).
Mi sono sempre parsi giudizi poco generosi nei confronti della filosofia e dei filosofi, del resto sono convinta che ci sia un urgente bisogno di qualcuno che s’interroghi sui massimi sistemi e tenti di tracciare profili di verità sul mondo e la sua esistenza. E che ci sia bisogno di guide, modelli, ispiratori: George Santayana aveva scelto la Loreley di Gli uomini preferiscono le bionde; P.B. Jones, protagonista delle Preghiere esaudite di Truman Capote, la piccola Florie Rotondo; io ho eletto a mio mentore Ignatius Reylly*.
Profondo conoscitore di Boezio e alacre censore dei degenerati costumi americani, Ignatius, laureato in Storia e filosofia medievale, mi ha iniziata alla strenua ricerca della Teologia e della Geometria nel mondo, senza le quali l’universo è destinato a soccombere e precipitare nella Geenna. E’ il mio maestro e come potrebbe essere altrimenti? Ignatius odia Doris Day e la birra. E’ un seguace di San Tommaso e un fan dell’orso Yoghi. Divora tutto il giorno snack al cioccolato. Ritiene i grandi magazzini dei luoghi di perdizione. Sostiene che alzarsi presto per andare a lavorare sia contrario ad ogni etica e pensandoci bene il lavoro stesso è un’istituzione barbara che impedisce di coltivare la propria vita interiore. Certo mi lasciano perplessa il suo rapporto con l’igiene e il sesso, ma chi non ha difetti scagli la prima pietra.

seia montanelli | 23:46 | commenti (32)


20/09/2006
 

NON E’ ZSA ZSA GABOR!*

Ho dovuto leggerlo due volte L’altra Ester di Magda Szabò. La prima volta mi aveva infastidito, la protagonista m’inquietava come quelle bambole di porcellana dalle guance rosa e gli occhi fissi che potrebbero animarsi da un momento all’altro e saltarti alla gola come in un brutto horror di serie B. Però sentivo che qualcosa c’era. La Szabò mi ha incollato alle sue pagine ma quando sono arrivata alla fine di questo romanzo (come mi succede anche con ogni libro di Saul Bellow), non sapevo dire se mi fosse piaciuto o meno. Ma sapevo che qualcosa c’era. E così l’ho riletto il giorno dopo, daccapo.

L’altra Ester è un (altro) libro sommerso e quasi sconosciuto.
Non solo perché non viene ristampato in Italia dal 1964 (con una prima edizione Feltrinelli tradotta da Lia Sessi e una successiva diffusione con il “Club degli editori”); e nemmeno perché è opera di una scrittrice che non è molto conosciuta in Italia e solo di recente è tornata alla ribalta dell'editoria nostrana con la pubblicazione per Einaudi del romanzo La porta (1987) con cui ha anche vinto il premio Strega come miglior romanzo straniero nel 2005.

seia montanelli | 21:52 | commenti (5)


15/09/2006
 

L'URAGANO IGNATIUS (parte I)

La mia fissazione per l’opera omnia degli scrittori che adoro, mi costringe a leggere di ognuno di loro anche le opere minori, quelle peggiori e persino i libri incompiuti. Devo leggere ogni singola parola che hanno scritto.
Così, fedele a me stessa, ho letto Poodle Springs l’ultimo romanzo iniziato da Raymond Chandler prima di morire e poi completato da Robert B. Parker.
Avrei dovuto desistere e resistere.
Chandler era riuscito a scrivere solo i primi 4 capitoli del libro, meno di venti pagine. In pratica nel libro Marlowe si è sposato - con una ricca ereditiera conosciuta nell’investigazione che è al centro del suo capolavoro, Il lungo addio – si è trasferito in un quartiere lussuoso fuori Los Angeles e lotta ogni giorno per mantenersi libero e indipendente dal denaro della consorte e affermare la propria “maschia” autonomia. La trama delle indagini di cui si occupa è ininfluente, è solo intreccio e deduzioni che non restituiscono nulla dello stile chandleriano e ancora meno del suo meraviglioso personaggio, “un uomo migliore in un mondo peggiore”. L’ironia sottile di Chandler è soppiantata da un umorismo forzato spesso di bassa lega, la seduzione e l’attrazione che c’è tra marito e moglie è troppo ostentata. Nessuna splendida descrizione, nessuna riflessione nichilista ma con una punta di speranza, nessuna lezione morale. Mi domando che bisogna c’era di finirlo.

seia montanelli | 12:32 | commenti (24)


10/09/2006
 

C’E’ DEL METODO IN QUESTA FOLLIA

 

Verso la fine dei suoi vagabondaggi, Holden (il protagonista del Giovane Holden di J. D.Salinger, naturalmente) dice che se ne andrà ad Ovest, troverà lavoro in una stazione di servizio e fingerà di essere sordomuto per risparmiarsi tutte le chiacchiere idiote e senza sugo della gente. Una fuga bella buona.

Questo brano mi è tornato subito in mente mentre leggevo del Capo Bromden in Qualcuno volò sul nido del cuculo di Ken Kesey: anche Bromden, voce narrante, indiano grande e grosso rinchiuso da anni in un manicomio, sceglie di fingere di non parlare e sentire per diventare invisibile ed essere lasciato in pace (anche se in realtà è stata la gente a cominciare a credere che fosse sordo e lui gliel’ha semplicemente lasciato fare).

Un’altra cosa a cui pensavo addentrandomi nelle crudeltà ovattate del manicomio nell’Oregon in cui è ambientato il romanzo di Kesey, è il mito di Prometeo che ruba il fuoco agli dei per darlo agli uomini e si condanna ad una fine tormentosa: cosa fa il rosso McMurphy se non restituire agli uomini sepolti in quel manicomio quello che gli era stato tolto? E non mette in gioco la sua vita per farlo, forse?

Mi piace quando la letteratura si nutre di rimandi, citazioni, riscritture come se fosse un lungo discorso ininterrotto.

seia montanelli | 20:14 | commenti (25)


05/09/2006
 

SCIALBI ANODINI (che però funzionano)

 

Sono nel pieno di quelli che un’antica maledizione cinese definisce tempi interessanti, e a dispetto di quello che può sembrare, non è una bella cosa (altrimenti l'aggetivo non verrebbe usato in una maledizione). E allora, per istinto di sopravvivenza, mi sono venuti in mente gli “scialbi anodini” di una poesia di Emily Dickinson.

 

Uno dei motivi per cui non credo molto nel potere terapeutico della letteratura - generalizzando e semplificando naturalmente - è che se si vuole star meglio con un libro, devi perdere un sacco di tempo a leggerlo. L'effetto non è immediato e nemmeno a breve termine, per provare un po' di sollievo bisogna sciropparsi pagine su pagine e nel frattempo magari uno s'è suicidato scorticandosi a sangue con gli angoli delle edizioni in brossura rigida.

Allora, a parte i dolci alla panna e la nutella, la mia ricetta contro il malumore prevede la musica: basta selezionare il brano giusto e in tre minuti risolvi. E non sto parlando del jazz per una volta, ma di due canzoni che se cantate a squarciagola e a volume impossibile trasmettono delle scariche di adrenalina così potenti che non puoi che star meglio, anche non volendo. Almeno è così per me.

La prima è "The guns of Brixton" dei Clash:

 

When they kick at your front door
How you gonna come?
With your hands on your head
Or on the trigger of your gun
When the law break in
How you gonna go?
Shot down on the pavement
Or waiting on death row
You can crush us
You can bruise us
But you'll have to answer to
Oh, the guns of Brixton

 

E’ impossibile resistere a questo reggae rivisitato in chiave rock-punk (un precursore del cross over?). Il basso che irrompe e cresce, le distorsioni delle corde e la batteria che imita i caricatori dei fucili, poi l'esplosione, come il martellare dei piedi di un plotone di energumeni incazzati pronto a spaccare tutto quello che trovano e a sparare per avere quello che vogliono. Ogni volta che l'ascolto mi passa la malinconia e partirei per l'America Latina come guerrigliera.

 

E poi "Voglia di gridare" di Daniele Silvestri

Il pezzo inizia in sordina con un tempo house in cui Daniele improvvisa un rap e poi prosegue con un riff di basso

La La Sol Si:

 

Ti è mai venuto in mente che a forza di gridare
la rabbia della gente non fa che aumentare
la forza certamente deriva dall'unione
ma il rischio è che la forza soverchi la ragione
Immagina uno slogan detto da una voce sola
è debole, ridicolo, è un uccello che non vola
ma lascia che si uniscano le voci di una folla
e allora avrai l'effetto di un aereo che decolla

 

e si passa al funky


La gente che grida parole violente
non vede, non sente, non pensa per niente

 

e poi in levare


Non mi devi giudicare male
anch'io ho tanta voglia di gridare
ma è del tuo coro che ho paura
perché lo slogan è fascista di natura

 

Liberatorio.

 

E poi si ricomincia, basso, funky e levare.


Quando applaudi in un teatro, quando preghi in una chiesa
quando canti in uno stadio oppure in una discoteca
Sei tu quello che canta, è il tuo fiato che esce
ma il suono intorno è immenso e cresce, cresce
Il numero è importante, dà peso alle parole
per questo tu ogni volta prima pensale da sole
e se ci trovi il minimo indizio di violenza
ricorda che si eleverà all'ennesima potenza.

 

I tempi dopo, continuano ad essere interessanti, ma forse sono più preparata ad affrontarli.

 

A ciascuno il suo, no?
seia montanelli | 23:42 | commenti (20)


03/09/2006
 
ISTRUZIONI PER L’USO DELLA VITA
 
Come ho già detto non mi piacciono i libri che pretendono d’indicarti una strada. Quelli che vogliono mostrarti quanto sia bella la vita e come viverla. E nemmeno amo i romanzi che raccontano disgrazie o eventi tragici che poi aprono abissi di consapevolezza: mi piace pensare di saper apprezzare quello che ho finché ancora ce l’ho e non nel momento in cui lo perdo. In generale non credo nella scrittura terapeutica, tanto meno nella lettura illuminante. Però.
Un giorno qualcuno mi parla di Felice anno vecchio, di Marcelo Rubens Paiva, scrittore e giornalista brasiliano. Me ne parla per circa due anni, ne è entusiasta mentre io pur fidandomi del suo giudizio non credo che mi piacerà sapendo cosa racconta, e ci vuole tempo a trovarlo perché è un libro fuori catalogo che è complicato reperire anche nei reminders o sulle bancarelle dell’usato. Probabilmente in Italia non ha avuto lo stesso successo che ha incontrato invece nel resto del mondo: 36 edizioni e 500.000 copie solo in Brasile il primo anno di pubblicazione (1982) ed è arrivato in Italia nel 1988 per Feltrinelli con la traduzione di Anna Lamberti-Bocconi. Ma alla fine, una settimana fa lo trova e me lo regala.
E leggo la storia di un ventenne vitale e pieno di sogni che si rompe l’osso del collo imitando il tuffo di Zio Paperone nell’acqua bassa di un lago e in seguito deve confrontarsi con una sentenza peggiore(?) della morte a quell’età: la paralisi di gran parte del corpo.
seia montanelli | 00:57 | commenti (21)


01/09/2006
 
COSA DA BLOGGER

Ogni tanto mi ricordo che c'ho un blog e devo fare le cose da blog. Così partecipo anche io ai Macchianera Blog Awards e per l'occasione indosso il mio vestito da sera Japanese Style. Nell'attesa che su Macchianera si decidano ad accettare il commento con le segnalazioni, metto qui le mie nominations

Miglior blog letterario                       http://licenziamentodelpoeta.splinder.com

Miglior blog collettivo                       http://fantasticiquattro.blogspot.com

Miglior blog andato a puttane            http://blogdiscount.org

Cattivo più temibile della blogosfera    http://artifiziale.splinder.com

Miglior blog giornalistico                    http://blog.repubblica.it/rblog/page/MCrosetti

Miglior podcast                                “Vado al massimo” di http://azioneparallela.splinder.com

Migliore blog umoristico                    http://culodritto.splinder.com

Miglior blog politico                          http://www.insolitacommedia.it

Miglior blog rivelazione                     http://proesie.splinder.com

Miglior photoblog                            http://www.flickr.com/photos/moto

Migliore blog cinematografico               http://cinecitta.splinder.com

Blogger dell’anno                            http://eiochemipensavo.diludovico.it


E poi una nominations per questo: http://cadavrexquis.typepad.com/cadavrexquis ma non so in che categoria inserirlo, fate vobis.

Visto che ci sono ringrazio chi ha votato me. Mera captatio benevolentiae.

seia montanelli | 20:25 | commenti (35)


28/08/2006
 

LOVER MEN

 

Prima o poi doveva accadere mi diceva D.: quando uno legge tanti libri e in parte da un punto di vista professionale, comincia a perdere la purezza dell’approccio e a riconoscere in ogni testo qualcosa che ha già letto altrove. E' sempre più difficile stupirsi.

Magari ha ragione, e il dubbio mi viene soprattutto in questo momento che non ho più alcuna voglia di leggere, fatico sulla pagina e presto l’abbandono per inseguire pensieri distratti.

E’ passato molto tempo da quando un libro mi ha davvero colpito. Se ci penso bene mi rendo conto che gli ultimi romanzi che mi hanno riconsegnato il piacere di stupirmi sono libri classificati come letteratura omosessuale: Il negro di Adolfo Caminha e L’uragano ha il tuo nome di Jaime Bayly.

Essendo convinta che la classificazione delle opere letterarie per genere abbia un senso solo se posta in relazione allo studio dei testi per individuarne caratteristiche comuni e tracciare profili di tipo socio-letterari e non debba comportare giudizi di valore legati specificamente al riconoscimento di un’appartenenza ad un genere (anche perché a ben guardare tutti i romanzi appartengono ad un genere), di fronte alla definizione di letteratura omosessuale resto abbastanza fredda: non è mio interesse considerare un libro in merito all’extratesto, né seguendo la convinzione di Goffredo Parise per cui “ogni uomo, uno scrittore, un poeta, un artista è quello che è la sua sessualità".

Per me un libro è un libro è un libro.

Ma è innegabile che lo sguardo sul mondo possa essere diverso, non tanto se a scrivere un libro sia uno scrittore omosessuale, bensì se è la tematica trattata a riguardare l’omosessualità. Detto questo e fatti salvi tutti gli aspetti politici e sociali legati al riconoscimento dell’esistenza di una letteratura omosessuale – riparando in parte agli errori commessi nel passato quando si è tentato, soprattutto in Italia, di espungere dai testi e dalle considerazioni critiche sugli stessi, gli elementi culturali legati all’omosessualità: si pensi alle discussioni su Pier Paolo Pasolini e Sandro Penna, che spesso tendevano ad ignorare l’aspetto della sessualità come un mero accessorio biografico – in un’ultima analisi quello che m’interessa di un libro è che mi offra una particolare visione del mondo (necessariamente ficta) e una storia in cui annegare.

E i due libri in questione hanno soddisfatto brillantemente queste mie esigenze.

seia montanelli | 16:06 | commenti (21)


27/08/2006
 

SYMPATHY FOR THE DEVIL

Capita di avvertire delle affinità con persone che nemmeno conosciamo, sentimenti di profonda amicizia, intesa nel senso che i greci davano a questa parola. Al momento per esempio mi sento molto vicina alla cugina di sua moglie.

Peraltro io ho una guida sportiva. Ci tengo. Chi viene in auto con me un po' meno, forse.

seia montanelli | 19:57 | commenti (10)


18/08/2006
 

VIAGGIO IN SICILIA #5

15 agosto, 7.30

 

Buon ferragosto!

Come vedi mi sono svegliata presto questa mattina: il treno è alle 9.05 e la colazione qui è servita solo dalle 8 in poi, così dobbiamo essere pronti ad andare verso le 8.40. Forse però abbiamo esagerato con la fretta: ho messo la sveglia alle 6.30 e adesso si aspetta e ho sonno, oltre ad una fame incommensurabile. Arriveremo per le 12 a Messina, oggi è festa grande, la città si prepara alla processione della Vara, una macchina santa formata da una serie di statue di santi e angeli disposti a piramide con in cima la Madonna Assunta in cielo, che viene trainata da centinaia di persone per diversi km a piedi scalzi sull'asfalto, ognuno di loro ha fatto un voto che la Madonna ha esaudito, molti sono galeotti convertiti. E' impressionante, si respira un'atmosfera mistica e gonfia di superstizione mista a fede incrollabile. Da bambina mi veniva da piangere ogni volta, sentivo un angoscia che mi montava dentro e si gonfiava ad ogni strattone dato alle corde per spostare la Madonna in avanti e alla fine non resistevo e mi scioglievo in lacrime senza capirne il motivo. Sono anni che non assisto alla processione ormai, ma qualcosa mi dice che ancora oggi l'angoscia avrebbe la meglio su di me. Del ferragosto messinese così, mi godo solo il Gigante e la Gigantessa, Mata e Grifone, simboli della città, grandi e belli, statue di gesso portati in trionfo da una sfilata di carretti siciliani. Durante l'anno ne puoi scorgere le teste passando davanti ad un magazzino in periferia, mi dispiace vederli così, ma poi il 13 riacquistano il dominio sulla città e s'impongono con la loro maestosità. La leggenda dice che grifone si nutriva di carne umana, lui è un moro, un infedele e lei l'ha convertito e gli ha fatto apprezzare il sapore della carne animale e probabilmente anche delle verdure già che c'era. Dovrei raccontarti poi di Dina e Clarenza, della Madonna della Lettera, della Chiesa di Montalto e di altre decine di storie e leggende e miracoli che costellano la vita di questa mia bellissima città. Ma non ho tempo ora. Devo avvertire i miei per dirgli quando arriveremo. 

seia montanelli | 09:00 | commenti (20)


17/08/2006
 

VIAGGIO IN SICILIA #4

14 agosto, 14.00

Dopo colazione come ti dicevo sono andata al mare, o meglio allo "Scoglio". Ho indossato la mia mise da vacanziera - bikini nero, maglia nera con costume in vista, gonna sgarzola con scritte ammiccanti e infradito d'ordinanza che fanno tanto inorridire D. ma sono così comode. Il tutto accompagnato da un'enorme borsa mare arancione a fiori bianchi ricolma di libri, giornali, asciugamani, acqua, borsetta per cellulare, penne, lucidalabbra, portafogli, crema solare, e altro che al momento non ricordo - e me ne sono andata a sdraiarmi su questo scoglio enorme sospeso tra mare e terra, a strapiombo sull'acqua, baciato dal sole e sferzato da una brezza gentile. I flutti s'infrangono alla base, e gli schizzi arrivavano fino a me, sembra di essere in paradiso. Non ho resistito molto perché stare al sole senza immergermi non mi piace e oggi l'acqua era troppo mossa per avventurarsi nelle insenature, però è stato meraviglioso. Guardavo alla Grecia da dov'ero, non si vede naturalmente ma potevo intuirla.
Ho subito un tentativo di rimorchio da un cinquantenne playboy che dopo avermi fissato per un'oretta ha approfittato dell'assenza temporanea di D. per farsi avanti e cominciare a cincischiare. Ogni due parole che diceva era tutto un "lei è bellissima" - "con i suoi occhi così profondi" - "sapevo che lei era siciliana, ha i colori di questa terra" e così via complimentando, tutto il repertorio insomma, ma devo dire che lo faceva con classe e nonchalance, l'ho scoraggiato dopo un po', ma prima mi sono goduta i complimenti.

seia montanelli | 13:48 | commenti (2)


16/08/2006
 

VIAGGIO IN SICILIA #3

13 agosto, 21.00

Rieccomi, ho una fame! Dobbiamo ancora decidere dove mangiare ma penso che stasera opteremo per qualcosa da consumare al volo perché siamo troppo stanchi per goderci una cena al ristorante, tanto qui nelle rosticcerie si trovano sempre cose deliziose: gli arancini al ragù, la focaccia, i calzoni, i pizzolli di riso. Domani invece mi aspetta il mitico Mariano con i suoi spaghetti al nero di seppia, il polpo alla luciana, la ricotta aromatizzata al pistacchio, il mandorlato e lo zibibbo a concludere tutto...

Ortigia è piena di ristoranti, osterie, trattorie, wine bar, caffè, gelaterie, ogni vicolo ha il suo ritrovo, magari più di uno e hanno nomi bellissimi: "Il cenacolo", "Le Baronie", "Le antiche Siracuse", e anche i nomi delle vie e delle piazze mi piacciono molto, in omaggio all’antica Grecia e alla Magna Grecia, al Regno di Siracusa, quando questa terra governava una vasta porzione di mondo.

 

14 agosto, 1.45

 

Praticamente non mi sento più le gambe.
Ho camminato a lungo stasera e ho commesso l’errore d’indossare i miei sabot col tacco sottile, non altissimo ma bastardo. Sono a pezzi.

seia montanelli | 23:44 | commenti (4)
 

VIAGGIO IN SICILIA #2

13 agosto, 16.30

 

Sono sul treno per Siracusa, fa un caldo assurdo e l'aria condizionata non ne vuole sapere di funzionare. Sono sfinita. La visita al museo è stata troppo veloce, meritava almeno un paio d'ore e poi per andare in stazione ho dovuto percorrere quasi un km a piedi con trolley e borse  varie perché non è passato il tram. La situazione dei trasporti qui in Sicilia è scandalosa. So già che a Siracusa spenderemo un patrimonio in taxi. Non mi lamenterò mai più della viabilità romana.

D. è stato carino a prendersi i miei bagagli, notoriamente più pesanti (porto con me anche cose che non metto mai, perché potrei aver voglia all’improvviso di indossarle) e pure la borsa del portatile, ma comunque è stata dura! Il treno ha più di un’ora di ritardo e per un viaggio di quasi tre ore per coprire meno di 200 km mi pare incredibile. Lasciare Messina mi ha straziato. Le palazzine Liberty, i motivi moreschi su balconi e facciate, i bovindi decorati e le finestre di vetro smerigliato e colorato sono una gioia per gli occhi. E poi le palme, le sirene delle navi che attraccano, il profumo delle focacce appena sfornate. La città si sta preparando per la festa di Ferragosto, sono anni che non vado alla processione della Vara. Poi te ne parlo.

Intanto mi preparo a rivedere Siracusa, solo il pensiero di tornare in una città così bella addolcisce il distacco dalla mia.

seia montanelli | 18:45 | commenti (6)
 

VIAGGIO IN SICILIA

  

12 agosto, 22.30

 

Ciao,

siamo arrivati. Il viaggio è stato estenuante, la Salerno-Reggio Calabria è  un’immensa ferita che lacera l’Italia e divide il nord dal sud più del reddito procapite o dei dialetti. Ci abbiamo impiegato tre ore da Napoli a Salerno e per più di metà del tragitto il contachilometri non ha mai superato i 60 km\h.

Tutto le dodici  ore di questo percorso sfibrante, per chi come me torna alle sue origini, è un lungo trattenere il fiato per poi respirare una volta salita sul traghetto. Ho l’impressione che finora mi abbia tenuto in vita l’ossigeno pompato nei polmoni da una macchina e solo adesso li sento gonfiarsi di aria pura e tersa. Da Scilla a Cariddi sono tre chilometri di nostalgia e di attesa. Ogni bolla di schiuma prodotta dallo scafo è un ricordo che ti assale, un odore, un sapore, colori di cui stare per riappropriarti. La marcia di avvicinamento è lenta, dolcemente inesorabile: con lo sguardo abbracci il porto, Cristo Re, la panoramica, la passeggiata, la fiera piena di gente, i ristoranti sul litorale, il viavai delle auto, le luci da presepe che animano i monti sullo sfondo e le ville sulla costa come i palazzi più all’interno. E poi quel faro che ti guida e la Madonnina che ti accoglie.

Sono tornata a casa.

seia montanelli | 13:12 | commenti (3)


10/08/2006
 

SMOBILITAZIONE

Grazie ad Eìo, che la pubblica su Spinoza - blog multiautore (e tra i multi dovrei essere anche io) ma che in realtà, come dice lui, è molto autore e pochi multi - leggo questa poesia di Proeta dedicata ai bimbi del Libano e nel caos frenetico di questi giorni, tra faccende da risolvere prima di partire, preparativi da fare, bagagli da organizzare, mi sono fermata a pensare che se piove mentre mi trovo al mare non è poi così grave.

Sabato parto e nel dovermi congedare scelgo le parole di Davide che lascia Roma come se fosse un'amante capricciosa e seducente. E io m'accodo a lui. In ogni senso.

 

seia montanelli | 17:55 | commenti (6)


25/07/2006
 

QUANDO MOZART VESTE IN BLUE(S)

Il 2006 è l’anno delle celebrazioni mozartiane, in occasione dei 250 anni dalla nascita del grande compositore salisburghese.
Tutto il mondo si è preparato a rendere omaggio al genio del “Don Giovanni”, ma i festeggiamenti più importanti si tengono a Vienna (poteva essere altrimenti?). E proprio la capitale austriaca è stata teatro di un evento che ha scandalizzato i puristi di tutto il mondo: la commissione organizzatrice, la “Mozart Jahhar Wien 2006”, ha scelto Chick Corea per dirigere un concerto per pianoforte e orchestra al Teatro dell'Opera di Vienna il 1 luglio.
Si tratta di una produzione prestigiosissima (che girerà il pianeta, sbarcando anche in Italia) che vede in scena un’orchestra di 30 elementi, la “Bayerische Kammerphilharmonie” con il quartetto di Corea (formato Marcus Gilmore alla batteria, Tim Garland al sax e flauto, Hans Glawischnig al contrabbasso). Non solo: il musicista ha eseguito una nuova composizione, “Il piano concerto #2” ispirato alla filosofia mozartiana, oltre al “Concerto per pianoforte e orchestra n. 24K491” di Mozart.

seia montanelli | 20:07 | commenti (26)


22/07/2006
 

CE LA CANTIAMO E CE LA SUONIAMO

E' on line il numero di Luglio-Agosto di Medicine Show.

Segnalo i miei pezzi preferiti di questo numero: l'orgasmo musicale di Armando Trivellini mentre ascolta Cut Out dei Red Hot Chili Peppers prima che John Frusciante uscisse dal gruppo. Davide che si gasa con i tanghi di Piazzolla rielaborati da Gideon Kremer in salsa lituana. E i dubbi in apertura del Doc che si chiede se la musica gli piace ancora.

Manche il resto merita eh. Enjoy your time.

seia montanelli | 10:50 | commenti (4)


20/07/2006
 

AB ORIGINE

In tutte le librerie Feltrinelli d'Italia (che abbiano lo spazio riviste) e in queste altre librerie, potete trovare il nuovo numero di Origine.

Oltre a numerose recensioni di narrativa e saggistica, Davide e Michele Infante hanno curato un'inchiesta sul romanzo italiano - “Dove sta andando il romanzo italiano?” - con interventi di Sandro Veronesi, Nico Orengo, Claudio Piersanti, Girolamo De Michele, Nicola Lagioia, Melania G. Mazzucco, Giuseppe Montesano e Tommaso Pincio. Ancora Davide e la sottoscritta ci siamo occupati di alcuni esordi dell'ultimo anno da Leonardo Colombati a Pietro Grossi. E poi ancora di tutto e di più.

Mi dicono che sia un gran bel numero, non ho visto ancora il prodotto finito, ma dalle bozze le premesse c'erano tutte.

Buona lettura!

seia montanelli | 22:08 | commenti (10)


16/07/2006
 

L'età dell'innocenza #1

Sull'ultimo numero di Medicine Show (che tra breve verrà integrato dal numero di Luglio-Agosto con cui l'intera truppa si congederà dai lettori prima delle vacanze) Davide e io, in preda a deliri nostalgici, abbiamo riesumato alcune tra le più famose sigle dei cartoni animati della nostra infanzia.
La prima parte è opera mia. Della seconda ne riparliamo.

Il mio primo approccio con la musica è avvenuto tramite la Ninnananna del cavallino (Garinei - Giovannini - R. Rascel, 1953):

Lungo i pascoli del ciel cavallino va, tutto d'oro è il suo mantel nell'azzurrità;
bianca luna di lassù mostragli il cammin, stelle d' oro fate un coro nell'azzurrità.
Dormi, dormi mio tesoro, fai la nanna ancor;
dormi, dormi mio tesoro, fai la nanna ancor.


Ero piccolissima e mio padre mi cantava sempre questa nenia dalla musica dolce, quasi triste, quando non volevo dormire (in pratica tutte le notti e anche di giorno quando serviva). Adoravo la sua voce calda e profonda che cominciava a cantare quasi in un sussurro e poi cresceva nel volume e nei toni: fino agli acuti carichi di stizza che arrivavano alla quarantesima volta che lo costringevo a intonarla.

seia montanelli | 20:27 | commenti (16)


12/07/2006
 
DISSENSI

Nel leggere Sensi vietati. Diario pubblico e contromano 2003-2006 (Gaffi editore, pagine 254, euro 12), ultimo libro di Massimo Onofri, sarebbe bene cominciare dalla fine: da quelle note al testo - redatte dallo stesso autore - che illustrano la genesi del libro (ch’è una raccolta di articoli usciti perlopiù nella rubrica "Contromano" sulle pagine culturali de "La nuova Sardegna") e denunciano i modelli («il Barthes di Miti d’oggi e lo Sciascia di Nero su nero» oltre a «rubriche diversamente memorabili come Tocco & Ritocco di Bruno Gravagnuolo e Parolaio di Pierluigi Battista») a cui vagamente si è ispirato per questa raccolta di brevi interventi che spaziano dalla letteratura alla politica passando per la televisione, lo sport e la riflessione sull’italianità nelle sue diverse forme e declinazioni. In queste note Onofri mette astutamente le mani avanti e si difende da eventuali accuse di narcisismo ed egolatria con l’ammissione di esser consapevole che - a meno di essere Gabriele Dannunzio, convinto di aver avuto una vita inimitabile, o Franz Kafka e Jean Cocteau (ricordando quindi i loro diari) -, sarebbe senza dubbio "portatore sano di faccia tosta" chiunque si risolvesse a dare comunque alle stampe «pagine che abbiano a che fare col proprio io biologico e psicologico». Così dopo aver schivato qualsiasi pregiudizio nei confronti del suo pamphlet, Massimo Onofri afferma che non di diario pubblico si tratta, ma di libro in cui alberga un io «culturale, che aspira a candidarsi come un crocevia di problemi del nostro oggi, un punto di transito anche se non di ristoro: e solo in questa prospettiva tale io s’illude di poter, non dico interessare, ma almeno incuriosire qualcuno».

seia montanelli | 22:11 | commenti (25)


03/07/2006
 

NATURAL BORN BOOK-ADDICTED

Stanotte ero molto tesa. Non ho chiuso occhio, sono stata all'erta, un minuto dopo l'altro. Pronta a cogliere qualsiasi rumore sospetto. Ho ripassato mentalmente tutta la mia vita in cerca di colpe e rimpianti di cui dare conto. Ho preparato una memoria difensiva, prove a discarico, eccezioni da sollevare, testimoni da convocare.
Temevo mi capitasse quello che è successo al
signor K. il giorno del suo trentunesimo compleanno. Così stamattina non ho aperto a nessuno, solo al mio postino che portava doni (non oro, incenso o mirra e per una volta nemmeno multe).
A volte la letteratura fa male.

Tanti auguri a me!

seia montanelli | 17:51 | commenti (19)


24/06/2006
 

DAGLI AMICI MI GUARDI DIO

Premesso che ritengo Gomorra di Roberto Saviano un libro degno di nota, a suo modo coraggioso, inusuale forse per il nostro paese, ma eccessivamente retorico a volte e per nulla narrativo (il che non è davvero un difetto per un libro del genere, ma da più parti è stato definito addirittura romanzo e per di più fondante: cosa vuol dire?) e ribadito che di certe polemiche poco me ne cale ma per i prossimi dieci minuti non ho molto di meglio da fare, mi limito a far presente che leggendo questa lettera aperta di Tiziano Scarpa a Roberto Saviano (che ha scatenato - unitamente all'altra missiva firmata con Carla Benedetti - in cui i due gratuitamente se la prendono con i Wu Ming per osannare Saviano - la reazione indignata, tra gli altri, di Loredana LipperiniGiuseppe Genna) a me è venuto immediatamente in mente questo.

Per restare in tema di associazioni d'idee, ho ripensato ad un libro che ho letto anni fa e che forse ha qualcosa a che vedere con Gomorra, anche se l'impatto che ha avuto su di me è stato completamente diverso: Cosa di cosa nostra, un libro intervista di Marcelle Padovani a Giovanni Falcone. Dall'introduzione della Padovani al libro riporto: «Vale la pena", gli avevo chiesto durante un'intervista televisiva del gennaio 1988, "vale la pena rischiare la propria vita per questo Stato?" E lui aveva risposto un po' sconcertato: "Che io sappia, c'è soltanto questo Stato, o più precisamente questa società di cui lo Stato è l'espressione"». Senza retorica.

 

 

seia montanelli | 21:24 | commenti (13)